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DALL'INGHILTERRA IL BOOM DELLE "BICI D'ARTISTA"

Dall'Inghilterra il boom delle

La prima decisione presa da Sadiq Khan, nuovo sindaco di Londra, appena insediato nel suo incarico all’inizio dell'estate, è stata di ampliare le piste ciclabili della capitale, che già vanta uno dei più ampi chilometraggi d'Europa riservati ai ciclisti ed è stata fra le prime grandi città internazionali a offrire una rete di bici a noleggio.
 
Non c'è da meravigliarsi che il primo cittadino concentri l'attenzione sulle due ruote (a pedali). Secondo una stima dell'Earth Policy Institute, un gruppo di pressione che si batte per la difesa dell'ambiente, la produzione mondiale di biciclette è quadruplicata fra il 1950 e il 2007, mentre nello stesso periodo quella di automobili è soltanto raddoppiata.
 
A dispetto del boom dei motori, la passione per le bici rimane invariata e anzi continua a espandersi: come mezzo di trasporto economico ed ecologico, come sport, come status symbol. È un trend accelerato dall’aumento dei costi del carburante e dalla congestione urbana, nota la Bbc, dove i "bike clubs", i club di appassionati di ciclismo, crescono come funghi.
 
Negli ultimi dieci anni, oltretutto, la bicicletta ha goduto di una sorta di rinascimento, grazie a una sempre maggiore disponibilità di materiali ultra leggeri, a caratteristiche di sempre più avanzati sicurezza e comfort, e anche, quando serve, all'assistenza modelli a motore elettrico.
 
Come non bastasse, le biciclette sono sempre più belle. Si può dire che piccole aziende, negozi specializzati e designer indipendenti hanno confezionato la reinvenzione delle umili due ruote del passato, con forme creative e nuove tecnologie. L'emittente britannica ha colto l'occasione per chiedere a una giuria di esperti di selezionare le "10 bici più belle del mondo" e il risultato certamente non delude
 
La lista comincia con la francese Bsg Wood Duomatic, che combina pezzi di metallo con componenti di legno: il risultato sembra più vicino all'arte che alla meccanica, e il prezzo pure (3'190 euro).
Nella sua semplicità l’inglese Pashley Parabike, prodotta da un'azienda che sforna due ruote dai tempi di re Giorgio V (il nonno dell'attuale regina Elisabetta), è ispirata da un modello della seconda guerra mondiale che i paracadutisti britannici portarono con sé nella liberazione della Francia (costa 545 sterline).
È ispirata invece dalle Bmx, le bici da cross, la Donky Bike, anch'essa prodotta in Inghilterra, nominata per il premio del design dell'anno dal Design Museum di Londra (prezzo: 499 sterline).
Da Singapore viene la GreenChamp Original, una bici di bamboo creata da un'azienda ambientalista (165 dollari). L'elenco continua con una bici africana, la World Relief Buffalo, un'americana, la Faraday Porteur, una giapponese, la Cherubin Hummingbird (del fornitore di biciclette alla squadra del Sol Levante alle Olimpiadi del 1968), una olandese, la Vanmoof, una estone, la Viks Steel Urban Cycle.
Non poteva mancare una bicicletta italiana ed è la più cara di tutte: la Engeenius Cykno, con ruote in fibra di carbonio, sezione centrale in pelle e motorino elettrico di supporto a 250 o 500 watt, ha un valore stimato in 22 mila dollari. Più di un’Alfa Romeo MiTo, nota la Bbc. È un mito anche lei, ma solo su due ruote.
 
 
 
(articolo di Enrico Franceschini, tratto da “la Repubblica”)

12 Settembre 2016

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