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COME CRICETI NEL GRUPPO DEI TORI

Come criceti nel gruppo dei tori

Analisi di un settore che sta cambiando e sta portando innovazione nella metodica, ma anche sta rendendo sempre più pericolosa la corsa in gruppo, questo nel settore amatori, dove tutto non è solo numeri ma anche adattamento alla velocità. Il nostro esperto Sport Mentalist Alessandro Schiasselloni ci fa meditare un pochino su una realtà che deve essere considerata allenamento, la VDH media.
 
Non posso dire che lo sport, in questo caso il ciclismo, non sia cambiato in questi anni. Siamo passati dallo scatto dietro la mitica apetta a tre ruote che ci trainava con il sorriso del suo guidatore… ad un pianeta cibernetico, dove i rulli non fanno più rumore, lo sguardo ricoperto di sudore ci fa percorrere numeri e riferimenti, tabelle e obiettivi, oppure ci trasporta in un video pari passo alle salite Dolomtiche, dove anche se siamo fermi nel centro della nostra città, fatta di cemento e rumore, la mente vola e sogna in attesa che il sogno digitale diventi realtà, cioè il nostro obiettivo reale.
 
Così eccoci ai primi chilometri, guadagnata la prima parte di ogni "griglia" siamo pronti a mettere in moto i nostri "cavalli" -scusate, watts- per succhiare le ruote di chi sa come funziona la storia, per essere tra i primi e non solo con noi stessi, gara è gara, basta con la frase: sono lì solo per partecipare.
Con il numero ben steso sul manubrio o arrotolato sul canotto del tubo di sterzo, non per estetica, ma per non lasciare neanche un watt a quella che è la nostra gara: abbiamo lavorato sodo rinchiusi in una palestra e ora è realtà.
 
Così la mente, oggi forse è meglio parlare di cervello, deve ragionare e fare calcoli veloci, abbinare le risultanti teoriche dei cinque sensi in movimenti precisi, ma spesso presi dall’affanno che segna la differenza tra allenamento a secco e realtà motoria in mezzo alla natura, in mezzo ad altri soggetti che ragionano con lo sguardo avanti e il cuore a tutta, pochi si preoccupano di chi sta vicino, fianco a fianco, e spesso se lo fanno, lo fanno con i denti del cane inferocito.
 
L’adattamento alle doti di equilibrio, di velocità e di reazione non si allena a secco, se da una parte può essere corretto allenarsi ai "games" per far viaggiare i riflessi della mente/cervello a velocità incredibili, vanno allenate: ricordiamoci che sogno non è realtà.
 
Quando siamo ai "games" è sogno, teoria, fantasia spesso.
La mente non distingue sogno da realtà se non quando non viene a contatto con più dei nostri sensi, siamo fatti così: stop.
Cosi quando poi ci ritroviamo in mezzo al gruppo, dove la nostra autostima prende di valore assoluto oltre la mente conscia della reale pericolosità, ci ritroviamo a mettere in pericolo noi stessi e gli altri.
 
Che fare a questo punto?
- Se esiste il misuratore di potenza per calcolare che cilindrata siamo…
- Esiste anche la possibilità di capire chi siamo in discesa.
- Armiamoci di un programma online come Strava, prendiamo dei segmenti e alleniamoci in  discesa come in salita, cerchiamo di capire i limiti nostri (fisici-posturali-mentali) con quelli di chi ha segnato un segmento in DH .
- Cerchiamo di allenarci in gruppo, ma non in doppia fila chiacchierando ( il bello della bici…) ma come in gara, cambi e centimetri dalla ruota del nostro compagno.
- Per fare questo però usiamo il rispetto di chiedere:posso starti dietro, non usiamo l’egoismo di vedere uno forte che ci sfreccia e ci supera, per poi rincorrerlo e mettersi a ruota: educhiamoci a dire posso!
- La bici va controllata sempre, i copertoni/tubolari sono la nostra vita che ruota, i pattini dei freni la salvezza.
 
I sensi sono cinque, l’intuito io lo definisco il sesto senso. Questa è un’altra storia molto importante, ma non quella di oggi, per cui le capacità senso-motorie vanno adattate alla velocità e sopratutto dobbiamo imparare a leggere i messaggi del corpo, cioè gli atteggiamenti di chi corre davanti a noi, calcolare se la sua andatura è regolare e nelle sue capacità, oppure sta rischiando grosso.
 
Dobbiamo imparare partendo da noi stessi le giuste traiettorie, poi dagli altri capire se quelle che stanno facendo sono corrette per noi, oppure se è meglio fare qualche metro in più, una frenata in più, fermare le 120 rpm per un’attimo e finire una giornata di sport con il sorriso sulla bocca e non con delle bende, che spesso qualcuno mostra fiero su Facebook o Twietter come il “guerriero della Domenica”, la vita è salute mentale e fisica, un trauma non porta mai alla salute mentale, giusto?
 
VAM >> velocità ascensionale media
VDH media >> velocita’ di discesa media
Non cambia nulla, fanno parte del ciclismo tutte e due .
La prima si allena anche la chiuso in palestra con rulli e simulatori, per ore ed ore.
La seconda si allena sono in mezzo alla Natura, per cui di solito pochi l’allenano visto che la maggior parte la allena solo in gara.
 
 
 
Alessandro Schiasselloni
Mental Coach - Posturologo - Riflessologo - Preparatore Atletico
Telefono: 333 4014119 - aschiasselloni@gmail.com
www.posturale.info - www.sportmentalist.it - www.facebook.com/alessandro.schiasselloni

Come criceti nel gruppo dei tori

13 Giugno 2016

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Samuele G
Samuele G
Articolo davvero pieno di spunti, e parlo non facendo gare ed essendo in linea di massima abbastanza immune all'agonismo (credo...). Andando per strada, anche senza gare, vedo troppi atteggiamenti che indicano un distacco dalla realtÓ e dal senso del pericolo, altrimenti non si spiegherebbero curve cieche impostate occupando la corsia opposta o affiancarsi a sinistra a una fila di macchine che sta viaggiando a 60 all'ora in discesa senza possibilitÓ di rientrare....
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